Architetto e responsabile della progettazione di Multilay, Walter Vercellini porta con sé oltre dieci anni di esperienza nel mondo industriale e farmaceutico. In questa intervista racconta il suo approccio alla progettazione e la filosofia di Multilay: integrare edilizia, impianti e finiture fin dalle prime fasi, per costruire spazi capaci di rispondere alle esigenze della produzione, rispettando tempi e budget senza rinunciare alla qualità architettonica.
Walter, qual è il tuo ruolo all’interno di Multilay?
Sono un architetto e in Multilay sono responsabile della progettazione.
Sono entrato in azienda a settembre dello scorso anno, ma conoscevo già Multilay grazie al mio precedente percorso professionale. Lavoravo in Thermo Fisher Scientific e, proprio in quel contesto, ho avuto modo di conoscere il team Multilay. Da quella conoscenza è nata la proposta di entrare a far parte di questa nuova realtà. Ho accettato con entusiasmo, perché l’ho vista come una nuova avventura professionale, ma soprattutto come l’opportunità di contribuire alla costruzione di un progetto con una visione precisa e innovativa.
Qual è, secondo te, l’elemento distintivo di questa nuova realtà?
Credo che la caratteristica principale di Multilay sia il tentativo di affrontare la costruzione, o la ristrutturazione di un edificio, con una visione realmente integrata fin dalle prime fasi del progetto. L’obiettivo è progettare la “scatola” dell’edificio tenendo già conto di tutto ciò che dovrà contenere: impianti, finiture, esigenze produttive e operative.
Nel mondo industriale questo è particolarmente importante. Spesso l’integrazione tra parte edilizia e parte impiantistica viene affrontata in un secondo momento, quando il progetto è già avanzato o addirittura quando il cantiere è in corso. Questo può generare modifiche, interferenze e problematiche che, con una visione più ampia, potrebbero essere anticipate già in fase progettuale. Multilay nasce proprio con l’obiettivo di colmare questo spazio.
Alle spalle ci sono realtà con competenze consolidate nell’ingegneria e nelle finiture; il tassello che mancava era la capacità di costruire la “scatola” edilizia in modo coordinato con tutto ciò che dovrà accadere al suo interno.
La nostra idea è quindi creare un sistema nel quale edilizia, impianti e finiture dialoghino tra loro fin dall’inizio.
Quale progetto racconta meglio, fino a questo momento, questa filosofia?
Sicuramente il progetto che stiamo realizzando in Francia, a Lione, per una realtà del settore farmaceutico. È un intervento particolarmente significativo perché il cantiere si trova all’interno di uno stabilimento produttivo che deve continuare a funzionare. Questo cambia completamente il modo di progettare e organizzare il lavoro. Non dobbiamo soltanto costruire, ma farlo garantendo contemporaneamente la continuità della produzione.
Abbiamo dovuto creare un vero e proprio cantiere all’interno dell’edificio, separandolo il più possibile dalle aree produttive. In alcuni punti è stato necessario intervenire direttamente sulla copertura, realizzando un’apertura per poter movimentare materiali e strutture dall’alto.
Le operazioni vengono effettuate utilizzando gru e autogru di dimensioni importanti, studiando ogni movimentazione per evitare, per quanto possibile, interferenze con le attività produttive.
Anche la gestione degli orari diventa parte integrante del progetto: alcune lavorazioni vengono infatti svolte in fasce orarie differenti proprio per ridurre al minimo l’impatto sulla produzione.
È una macchina complessa, nella quale progettazione e organizzazione del cantiere devono procedere insieme.
Quindi, quando si progetta per l’industria, si progettano con cura anche i tempi?
Assolutamente sì. Nel settore industriale la tempistica è un elemento fondamentale. In alcuni casi il cliente può essere disposto ad affrontare un investimento leggermente superiore pur di rispettare le tempistiche previste.
Il motivo è semplice: dietro un progetto industriale c’è un business plan. Se i tempi si dilatano in maniera significativa, non si sposta soltanto la conclusione di un cantiere: possono essere messi in discussione investimenti, programmi produttivi e previsioni economiche.
Per questo, nel nostro lavoro, rispettare i tempi significa anche creare valore per il cliente.
Nel progetto di Lione, per esempio, stiamo lavorando affinché ogni intervento prepari già il terreno per chi arriverà dopo di noi. Predisporre correttamente gli spazi e gli elementi necessari agli impianti significa evitare modifiche successive, contenere gli extra costi e permettere al progetto di rimanere all’interno delle tempistiche previste. In questo senso, progettare bene significa anche anticipare i problemi.
Il tuo percorso professionale è sempre stato legato all’architettura industriale?
Ho studiato Architettura a Milano, con un percorso orientato all’ambito industriale.
Ho avuto la fortuna di incontrare alcuni architetti che mi hanno avvicinato al mondo delle società di ingegneria specializzate proprio nel settore industriale. Da lì è nata una passione che negli anni è cresciuta sempre di più.
Ho scelto di rimanere in questo ambito perché è quello in cui mi diverto di più e nel quale sento di poter esprimere al meglio le mie competenze.
Il tuo è un lavoro molto tecnico. Dove trovi la parte più stimolante?
È sicuramente un lavoro molto tecnico, ma non è solo questo. C’è una componente architettonica importante. Anche un edificio industriale è architettura: ha proporzioni, volumi, relazioni con il contesto.
Naturalmente il budget è un elemento che condiziona fortemente le scelte, ma non significa necessariamente rinunciare alla qualità. Anche nell’industriale si possono creare edifici con proporzioni interessanti, capaci di avere una propria identità.
E poi c’è un aspetto che trovo particolarmente stimolante: riuscire a dare una dimensione quasi architettonica anche alla parte impiantistica.
Gli impianti sono una componente tecnica indispensabile, ma se vengono pensati e integrati correttamente possono contribuire alla qualità complessiva dell’architettura, invece di essere semplicemente qualcosa da nascondere.
C’è un architetto che senti particolarmente vicino al tuo modo di intendere il progetto?
Sicuramente Renzo Piano. Mi interessa molto il suo modo di progettare in relazione al luogo. Non ha una matrice immediatamente riconoscibile che viene semplicemente replicata in contesti diversi: costruisce l’architettura nel luogo e per il luogo.
Credo sia un principio molto importante.
Un architetto può avere una propria identità, ma penso sia fondamentale che l’architettura sia coerente con il contesto in cui viene inserita. Non dovrebbe essere il luogo ad adattarsi al progetto, ma il progetto a trovare il proprio equilibrio all’interno del luogo.
È un approccio che trovo particolarmente interessante anche nel mondo industriale, dove ogni stabilimento, ogni processo produttivo e ogni esigenza del cliente hanno caratteristiche specifiche.
Di recente sei stato coinvolto anche in un progetto di particolare prestigio nel settore farmaceutico. Di cosa si tratta?
Negli ultimi dieci anni ho lavorato principalmente nel settore industriale e farmaceutico e, grazie a questo percorso, sono stato inserito in un gruppo di professionisti coinvolti nella redazione delle guide ISPE dedicate al settore farmaceutico.
È un riconoscimento importante, anche perché il gruppo riunisce professionisti appartenenti alle diverse specializzazioni che normalmente intervengono nella progettazione di ambienti farmaceutici.
Io contribuirò per la mia area di competenza, quella civile e architettonica, lavorando naturalmente in forte interazione con gli altri professionisti.
È un’esperienza che considero molto stimolante: permette di mettere a disposizione la propria esperienza, ma anche di confrontarsi con competenze diverse e con una visione internazionale del settore.
Se dovessi riassumere in una frase il tuo modo di progettare?
Direi: progettare prima per costruire meglio dopo.
Per me significa anticipare i problemi, mettere in relazione competenze diverse e considerare fin dall’inizio tutto ciò che succederà all’interno e intorno all’edificio.
Perché nel mondo industriale progettare bene non significa soltanto disegnare un edificio. Significa creare le condizioni perché quell’edificio possa essere costruito nei tempi previsti, funzionare correttamente e accompagnare nel tempo il processo produttivo per cui è stato pensato.